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il governo », al che 1' altro, che riceveva lo scettro dovevarispondere: «In nome dell'illustrissima Signoria ricevoil governo ». Non poteva venir aggiunta neppure una pa-rola, nè potevano venir rivolte allocuzioni o discorsi inlode dei rettori da chichessia. Però questa proibizionepare non fosse a quel tempo in vigore perchè si conservaancora il discorso tenuto dal Trevisan al suo successore,l'Arimondo (Doc. VI). Anche Guarino Veronese più tarditenne un discorso in lode del Trevisan quando questicessò la sua carica a Verona , e nella generazione cheseguì queste orazioni furon tanto in uso da formare quasiun genere letterario a sè.
Se ci si fa a considerare l'intento del discorso laudati-vo del Trevisan si scorge che dietro la lode indirizzata alneo Capitano si vuol significare il senso profondo dellaistituzione. Il Trevisan parlava ad ascoltatori di altacultura; accanto al clero eran presenti i professori e stu-denti dell' Università; ai suoi piedi sedeva fra gli altrianche il celebre giurista Zabarella. Si trattava di conqui-stare quest' assemblea di eccezione della città di recenteoccupata allo spirito della Signoria veneziana. Nella ora-zione il funzionario lodato deve incarnare 1' eccellenzadi tutta 1' arte veneziana nel governare ed amministrare.Il Trevisan vuol ritrarre non tanto codesto uomo chela sua patria inviò, bensì mostrare come egli deve essere,in quanto suo rappresentante, e come deve venir consi-derato; vien qui posto già attuato un modello, al qualeogni Capitano veneziano, secondo le sue possibilità, dovreb-be rassomigliare. Seguiamo ora minutamente il discorso.
Secondo 1' antica consuetudine s'inizia con una cap-tatio benevolentiae. L' oratore si rende conto dell' arduocompito che gli sovrasta dovendo tessere le degne lodi,davanti a pubblico così eletto, del compagno d' ufficio alquale è personalmente legato. Bisogna eh' egli facciauna scelta tra le molte disposizioni che l'Arimondo « qualbuon agricoltore ha coltivate e sviluppate con cura ». IlTrevisan vuol mettere in luce particolare quei tratti chesono 1' ornamento dell' uomo di governo veneziano. Sono