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fugaci, nei quali non tanto viviamo quanto passiamo edil loro carico ben troppo pesante, con l'eternità e la beati-tudine perenne! » L'ideale costante del papa dovrebbe•essere il ripristino dell'integrità della Chiesa.
A mo' di conclusione l'oratore dice che i due legativeneziani son pronti a render qualsiasi altro servigio di-retto a codesto fine e si offrono innanzi tutto a recarsi■dal Papa avignonese.
Una lettera di un testimonio ci dice fino a che puntoquesta orazione scosse 1' uditorio. Leonardo Bruni (Leo-nardus Aretinus), amico del Trevisan, dopo il di lui anno■di podesteria a Firenze , aveva la carica di abbreviatorealla cancelleria papale, ed era stato presente al discorsodi Foiano . Scrive, ancora sotto la prima impressione, alfuturo vescovo di Vicenza , Pietro Miani, appartenente a■quella cerchia di amici che s'aggruppava intorno al Trevi-san, al Guarino, a Zaccaria ed a suo fratello giovane Fran-cesco Barbaro, il quale, come risulta dalla lettera, in quelmomento soggiornava con Manuele Cnsolora. Il Bruni in-vidia al Miani codesta compagnia, e dice con quanta ansiasi aspettava il Crisolora in Curia. Sul discorso del Trevisanscrive (1): « Da tempo alla Curia Bomana non^~era dato disentire tanta foga oratoria quanta nella voce del tuo o me-glio, del nostro ottimo Zaccaria. Chè io non l'amo nè puntouè poco meno di quanto tu l'ami, grazie alle sue alte virtù.Allorquando nella pubblica adunanza papale si mise a par-lare in presenza dei reverendissimi padri Cardinali dellaS. Bomana Chiesa, circondati da una grande folla di popoloe di clero, lo fece in tal modo che dalle sue parole trasparìnell'eleganza della finezza oratoria la vigoria dell'uomofortissimo e la prudenza del dotto. Vorrei tu avessi visto■con quale attenzione venne ascoltato da tutto il gran con-sesso - non si sentiva neppur rifiatare - chè la maestàdell'orazione, l'ubertà dei suoi pensieri, la copia di voca-