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Zaccaria Trevisan, il vecchio : La vita e l'ambiente / Percy Gothein
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Trevisan non ritiene disperato il caso dello Scola, e si ado-pera ancora una volta per lui presso il Marchese di Ferrara,come pure presso il nuovo Papa, del quale dice essere abuon diritto solito appellarlo suo benefattore. Lo avevaconosciuto nel 1402 quando aveva ricevuto il cappellocardinalizio e forse già nel 1399 a Roma quando il PapaBonifazio IX ve lo aveva chiamato. Nel 1407-08, allor-quando il Trevisan aveva tenuto i suoi discorsi per rimuo-vere lo scisma, il Cardinale Cossa aveva, quale legato diBologna , una parte, che se non era importantissima, nonera però senza macchia. Udimmo già come avesse fatto de-capitare il Signore di Faenza Astorre Manfredi, ribelle allaSanta Sede . Ma cosa vuol significare quando un cardinaleromano si lascia chiamare benefattore da un uomo di Statoveneziano, anche astraendo dalla formula di cortesiadell' espressione ? Probabilmente la posizione del Trevi-san verso questo cardinale era simile a quella che assunsepoi il Barbaro verso il cardinal Camerlengo Lodovico (1).I suddetti cardinali furono in Curia gli uomini di fiduciadi questi illustri governanti, che tenevano al corrente sututto quanto d' importante accadeva nella città eternaed inoltre su tutta in genere la politica papale. Questaipotesi che tocca nel segno anche nel caso del Trevisan,si fonda su quanto segue nella lettera stessa. Quando ilCossa medesimo fu fatto Papa, il Trevisan aveva natu-ralmente bisogno di un' altra persona che lo informassesulla Curia. Anche nella vita del Barbaro troviamo uncaso consimile, chè il cardinal Camerlengo Lodovico Sca-rampo (noto sotto questo falso nome) era negli stessi rap-porti con lui di amico e mediatore di notizie, successore delCardinal Gabriele Condulmer , che abbiamo conosciuto aFoiano, quale nipote di Gregorio XII . Non appena eglidivenne pontefice col nome di Eugenio IV , non poteva na-turalmente più, per la sua dignità, procurare ancora lenotizie al nobile veneziano, così che quest' ultimo dovette

(1) Cf. P. Gothein, Fr. Barbaro, pag. 310 sgg.