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gettava in braccio alla noia compensatrice delle diverse condizioni deglinomini, per l’ambizione di distinguersi a gara e di sovrastare alle classilaboriose di loro simili, dovettero riunirsi a poco a poco insieme e risie-dere vicino alla sorgente delle leggi, vicino alle supreme magistrature,onde occuparsi del comando ed estender la sfera dei loro piaceri esten-dendo il loro potere. Ecco l’origine delle cittä grandi e perconseguenza o attualmente o una volta capitali.“ C. Beccaria, Eco-nomia pubblica (1771) §30. Custodi, P. M. 11, 58/59. Vgl. auch p. 86,wo von der Entstehung der Luxusindustrien in den Großstädten gehandeltwird. Ganz ebenso macht Filangieri den Grundherrn für das Ent-stehen der Großstädte verantwortlich. „Ivi per palesare il suo lusso ele sue ricchezze egli occupa, abusa e profana il pennello del pittore, loscalpello dello statuario e dello scultore, il genio dell’ architetto, la fan-tasia del poeta e tutti gli ordigni delle manifatture e delle arti. Ivi eglimantiene uno stuolo prodigioso di oziosi, che servono piü al suo festoche al suo commodo. Ivi finalmente egli consuma le sue rendite e quelledella sua posteritä.“ G. Filangieri, Leggi pol. e leggi economiche(1780). Custodi P. M. 32, 185/86.
In England gibt die Stewartsche Städtetheorie im Grunde auchnur den Gedankengang Cantillons wieder, nur mit der Modifikation , daßStewart neben den Landlords (the proprietors of the surplus of food) aus-drücklich die Vertreter des „monied interest“, Leute mit irgendwelchem„schon erworbenen“ Bezugsrecht auf Teile des Nationaleinkommens(„with a revenue already acquired“ Inquiry ed. cit. 1, 203) als die freistädtebildenden Elemente bezeichnet, um die sich dann die handel- undgewerbetreibende Bevölkerung („those who purchase it with their dailylabour or personal Service“) erst gruppiert.