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Vogliam qui trattare della seconda orazione di Zac-caria Trevisan (Doc. VII), tenuta a Pietrasanta il 17gennaio 1408 dinanzi a Pedro de Luna, Signore di Avi-gnone, Benedetto XIII , postrema noctis vigilia, quindi tardinella notte, poco prima dell'alba. È assai deferente dalprimo discorso, più corto di una buona metà. Il titolo ri-volto a Gregorio XII di pater clementissime o sandissimeed a Benedetto XIII di pater metuendissime, se non addi-rittura tua sublimità, mostra che il primo era ai venezianimolto più familiare dell'ultimo. Neil' istruzione dogale sitrova: papa noster et alter videlicet dominus avinionensis.Nel videlicet si cela già un certo che di distanza. Qui nonha più ragione di essere nulla di tutto ciò che'veniva inargomento per Gregorio, date le sue origini veneziane;come per esempio l'accentuazione dell'amor di Veneziaper la giustizia, l'allusione al pericolo turco che interes-sava particolarmente il veneziano. Il Trevisan par ritenerePapa Gregorio per più devoto ed anche più pavido. Nellaprima orazione si parla molto più ampiamente e minuta-mente della corruzione del clero e della cristianità. L'am-monimento contro influenze subdole, che urgeva nel casodi Gregorio ed a cui accennammo e si mostrava d'altrondenecessario anche dal racconto del Bruni, non fa per Be-nedetto, che da fiero spagnolo agiva secondo il proprioarbitrio. Par che si cerchi di voler incoraggiare il Paparomano a prender più energiche misure, mentre si tentapiuttosto d' intimorire 1' avignonese. Il Trevisan procedecon molta maggior prudenza con Pedro de Luna che noncol compatriota. Egli agisce tenendo ben conto delle in-