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ne nel caso nostro -, di aver scelti i temi senz' odio nèpredilezione. Contemporaneamente il presidente nomi-nava i contradditori della disputa e convocava colleghi epartecipanti pel giorno dell' esame. Colui che voleva lau-rearsi doveva comparire all' esame accompagnato dalpromotore e discutere coi contradditori le tesi estratte,poi il collegio deliberava e concedeva la laurea in entrambii diritti. Per il conferimento di tale dignità eran prescrittidue esami, 1' uno privato, 1' altro pubblico; quest' ultimodoveva aver luogo nella cattedrale. Così che il Marcellosostenne la disputa solenne nella sua propria chiesa. Taleesame pubblico soleva perciò chiamarsi anche 1' esame del« Sacro collegio dei giuristi ». Il Promotore, questa voltail Trevisan, veniva rinumerato per le sue fatiche; ricevevaprecisamente 3 libbre di confetti e 4 bottiglie di vinoed un ducato; se i promotori eran parecchi, ciascunoriceveva 11 braccia di panno, una berretta ed un anello op-pure il denaro corrispondente, se lo desideravano. Era que-sto il vecchio uso ; dopo il 1401 il panno in pezza venne so-stituito da un abito fatto o da 12 ducati. Agli esami pubbliciil candidato, dal 1349 in poi, doveva porgere ai dottori delcollegio 19 lire e 4 soldi e un paio di guanti; il notaio delcollegio doveva regolare i conti e distribuire il denaro primache i dottori lasciassero la cattedrale.
Marcello aveva i due più illustri promotori disponibilinella città. Oltre il Trevisan anche lo Zabarella, il car-dinale, che però non potè esser presente perchè dal settem-bre 1413 era stato mandato dal papa da Firenze all'Impe-ratore in qualità di nunzio (1). Così toccò al Trevisantutto il peso del compito onorifico. Il discorso che tenneè conservato in un testo non del tutto incorrotto in unsolo manoscritto che si trovava prima a Vienna ed ora aNapoli (Doc. Vili). Questa volta la captatio benevolentiaeche serve d'introduzione è piena d'arte e pensiero. Laformula di cortesia, per la quale l'oratore non si sente