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Zaccaria Trevisan, il vecchio : La vita e l'ambiente / Percy Gothein
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in un fuoco perenne, di modo che quando sembravan averraggiunto la loro forma definitiva, si spegnevano e consu-mavano, mentre altre ancora parevano avvicinarsi allanatura del creatore, ed avere elementi solidi e perenni,alcuni posseder persino spirito ed anima, allora composel'uomo, il divino animale, con queste nature diversissimee opposte, affinchè venisse compiuta l'opera immensa e labellissima composizione ed avesse un contemplatore ». IlTrevisan ci pone nuovamente davanti ad una gradua-zione. Conservando lo stile sublime della sua orazioneevita tutti quei termini scientifici, che l'epoca precedentedella scolastica aveva foggiati in cosi vasta misura, terminiche però gli umanisti disdegnavano, dato il gusto per lostile, per cui ogni parola estranea artificiale pareva offesaalla sublimità dell'eloquio. Ci sia però concesso ora di spie-gare con le nostre espressioni tecniche correnti ciò che egliintendeva. Egli pone nel grado inferiore il mondo inor-ganico, nel secondo il mondo organico, mentre il superiore,vicino a Dio , è abitato da corpi legati a spiriti eterei edincorruttibili, ossia rappresenta il mondo angelico. L'uomoè un miscuglio dei tre gradi. Tutti e tre i gradi son degnidi lode, in quanto creazione di Dio ; e all'uomo spetta direnderne gloria a Dio . Che cos'è l'oggetto prediletto del-l'ammirazione dell'uomo nel creato? Non tanto l'immensità la quantità delle cose create, quanto la loro distribu-zione ed il loro ordine. A questo punto il Trevisano nonvuol passar sotto silenzio « il grave ludo » di Platone , chefa commuovere di gioia nel Timeo il suo Demiurgo dopola creazione del mondo (1). Secondo il pensiero del Tre-visan, l'uomo partecipa bensì del mondo angelico medianteil suo spirito, ma il Signore congiunse questi spiriti divinicon i fragili corpi ottusi e li avvolse in questo involucrocaduco e mortale, affinchè essi proteggessero e nobilitassero

(1) Platone, Timeo (Steph., 37 c) corrisponde, alla GenesiMos. I, I, 31; E Dio vide tutte le cose, che avea fatte, ed era-no buone assai.