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orazione nella quale conferma ancora una volta la suaconcezione di vita e avanza fin ai confini dell' ultra terre-no ! All' uomo mortale rimaneva però ancora un' impor-tante missione da compiere: pensare all' ulteriore influssodella sua personalità e della sua straordinaria forza spiri-tuale. Ciò egli fece alla fine mediante disciplina fisica espirituale. L'erede del suo nome, Zaccaria, non era ancornato; venne alla luce dopo la morte del padre. Si preoccupòallora di eleggersi un erede spirituale fra i giovanetti dellasua città natale che studiavano a Padova . E trovò in Fran-cesco Barbaro la forma avvenire del suo spirito medesimo,che doveva compiere, maturati che fossero i tempi, tuttoquanto nella vita del suo predecessore era stato appenatracciato. Il Barbaro manifestò sovente il gran significatoeh' ebbe per lui il penultimo anno passato col Trevisan.Il Trevisan lo incoraggiò per tempo a studiare il greco e afare un grande passo avanti impadronendosi così dello spi-rito della classicità tanto ardentemente sognata. Allor-quando altri nobili rimproverarono al giovane d'impie-gar male il suo tempo, egli chiama come primo testi-monio Zaccaria Trevisan e ci riferisce la sua opinionesull'antichità: « Non avrò nulla da aggiungere pel motivo (1)che porto la testimonianza a questo proposito dell' uomomigliore e più celebre che esista, del mio amico ZaccariaTrevisan. Egli, eccellente, per indole sua, per dignità,prudenza e saggezza e fama, s' era applicato in modo par-ticolare a questa sorte di scienza, e riconosceva d' andardebitore assai a questi uomini di provata superiorità (sitratta dei traduttori dal greco nel latino corrente). Me-diante il loro ingegno ed il loro fecondissimo lavoro, succe-derebbe, anzi è già stato fatto, che la dottrina, la vita, gliusi e le istituzioni di quelli (i greci) non ci sono più oscuri,e la dignità greca e la maestà romana grazie al loro ingegnoed alla loro fatica risaltano tra tutti gli altri popoli ». IlBarbaro crede che il suo tanto ammirato amico abbia ac-
(1) Epp. Fr. Barbari, ed. Quirini pag. 189: ad LaurentiumMonachimi.