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quistata tanta fermezza di carattere dalla familiaritàcogli antichissimi scritti dei classici, e debba ad essi la suabrillante carriera; continua quindi: «Avendo egli già con-cepito da ragazzo tale disegno, gli toccò che da giovanela nostra repubblica gli affidò il governo e l'intendenzadi tutta l'isola di Creta . In questa carica dimostrò pru-denza latina e amabilità greca. Aveva pure 1' intenzione difar sua la cultura e la dottrina greca da quelli che vivevanocolà. Ed egli lo avrebbe fatto facilmente, se, non so perqual decreto del destino, non gli fossero mancati e tempoe maestro; ma non bisognava ascrivergli a colpa, solevadire, ogni qualvolta un ignorante faceva scempio della suanobile passione, se allo scadere del termine del suo ufficioa Padova , egli si rese padrone di questa scienza quasi comeuno già fatto esperto. Se ne separò morendo all' età di 43anni ».
Zaccaria già anziano e il più giovane Francesco poseroinsieme la questione circa il concetto che aveva avutoF antichità del matrimonio. Poco dopo la morte precocedell' amico si maturò nel Barbaro il piano del suo bel li-bro : de re uxoria. Quanto grande sia il suo debito di ri-conoscenza verso lo Zaccaria, lo esprime in queste parole:« Le mie brevi annotazioni sul matrimonio (1), si stac-cano dai precetti correnti, che non potrebbero nè veniresposti abbastanza bene date le mie modeste doti di spi-rito, nè abbastanza chiaramente sviluppati. Seguii piut-tosto per lo più ciò che Zaccaria Trevisan, il cittadino piùcelebre di Venezia, un uomo che eccelle nel nostro tempoper ingegno, prudenza, giustizia, scienza delle cose somme,e gesta ed è a me legatissimo dai diritti dell' amicizia,pronunciò con gravità allorquando una volta venimmo adimbatterci in tale discorso. Quivi è contenuta quasi tutta1' eleganza della saggezza degli antichi sul matrimonio ».Probabilmente fu pure il Trevisan a spingere il Barbaroa scrivere il libro sul matrimonio. Par farvi un altro
(1) Fr. Barbaro, De re uxoria, 1. e, 2, 13.