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Festschrift zum fünfhundertjährigen Geburtstage von Johann Gutenberg / im Auftr. d. Stadt Mainz hrsg. von Otto Hartwig
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I TIPOGRAFI TEDESCHI IN ITALIA. ROMA .

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Barbati.8 8 II P., dunque, ci apparisce subito come il successore di Udalrico, e sembrerebbe non gli succe-desse solo per gli strumenti e per lofficina, ma anche per i rapporti che ebbe a lungo con le persone piùautorevoli della Curia e della città; sembrerebbe quegli che fu preferito a molti altri dagli uffici ed ufficialidella Corte romana.89

Per quanto è delle sue edizioni, tre se n indicano senza data, ma del secolo XV, 65 dal482 al500,176 senza note tipografiche. Però tre di esse vanno attribuite al Silber, una a G. Herolt; 90 daltra parte,gliene appartengono 25, 91 assegnate a varj tipografi, o messe fra le mancanti di nota; 27, poi, di nuovone indica il Proctor 92 e altre 31 t ne aggiunge il Copinger. 93 Pochissime sono in quest enorme congeriele opere antiche, meno numerosi ancora i classici latini e greci. Troviamo solo un Orazione di Cesare,Seneca, Falaride , 94 molte, poi, opere di umanisti ; ma, nella massima parte, pubblicazioni giuridiche,scolastiche, teologiche, ecclesiastiche, sermoni e altri scritti doccasione, prognostici e lunari, Mirabiliaurbis Romae, specie di guida della Città, formulari, bolle, pubblicazioni ufficiali della Curia; 95 tutte cose,insomma, di molta importanza pratica, e di larga diffusione a que giorni, ma che poco aveano che fare congli studj e con la scienza, che sono, perciò, dimenticate in gran parte. Il P. ci apparisce, con questo, stam-patore molto in voga, uno dei più noti, quegli che, meglio dogni altro, forse, faceva edizioni in breve tempoe per poco, che conosceva non solo i segreti dellarte, ma anche le ragioni economiche dell industria sua.È forse appunto per questo che lo troviamo pure editore di due opuscoli, i quali oggi, per eccezione spe-cialissima, hanno in tutto il mondo una grande importanza scientifica; contengono infatti la lettera diColombo del 29 aprile93 tradotta dallo spagnuolo in latino e attribuita da alcuni all officina del Silber. 96

Per la natura stessa delle sue edizioni, è naturale che al P. non occorressero correttori letterati e valenti.Nessuno, infatti, vediamo ne avesse di molto nome, e per una sola il tolentinale Oliverio Servio, perunaltra, la famosa lettera di surricordata, lo stesso traduttore Aliandro de Cosco, per due Andrea Brentiuspadovano. È verisimile che molte stampe fossero curate dagli autori stessi, o, come ad esempio leRegulae .... Cancellarle dInnocenzo Vili, dagli uffici che le ordinavano. 97 Il Pontificale Romanumdel 20 dicembre85 fu emendato e corretto . . .magna diligenza reverendi in Christo Patris, dominiAugustini Patricii de Piccolominibus, episcopi Pientini, ac venerabiles viri domini Johannis Burckhardi,prepositi et canonici ecclesie sancti Florencii Haselacensis, Argentinensis diocesis, capelle sanctissimidomini nostri Pape caeremoniarum magistri . . .; e alla correzione del Liber Pontificalis del 16 agosto97, oltre il Burckhardt, pensò Giacomo de Luciis , o Lutiis, vescovo Caiacensis. 98 Si hanno altre operecon prefazioni o lettere di varj scrittori, che sempre non sappiamo se avessero cura delledizione ; si notano,ad es., Giovanni Valesius, dottore di decreti nel9293, Ferdinando de Salazar, dottore come sopra, loSpoletino Giuliano Campello, che fece talvolta le spese di stampa, il padovano Andrea Brentius, FrancescoAretino."

A un officina come quella del P. non poteva mancare un grande apparato tipografico; e, infatti, 12 diversicaratteri ne indica il Proctor. Quattro soli ne troviamo dei romani, il terzo e lundecimo simili al quartodi Udalrico, il decimo romano normale, il dodicesimo romano stretto. Dei gotici, il primo e secondo ele-ganti e fra loro assai simili, il quarto e quinto pure simili fra loro, ma minuti, con affinità pai i tipi del-Bulle, il sesto, settimo ed ottavo allargati molto simili, il nono uguale al settimo del Silber. Con tantavarietà di tipi e abbondanza di edizioni, si comprende che circa molte si possa discutere se appartenganoal P., se a lui pure si debbano quelle fatte nella casa di F. de Cinquini; 100 che molte poi ve ne debbanoessere delle sue, le quali vanno senza note di sorta. Non in tutte sono adoprate diverse specie di tipi;il Proctor ne indica molte stampate col solo gotico elegante di n. 2, che si vede pure in tutte le pubbli-cazioni della Curia e nelle miscellanee. 101 Il nostro tipografo tutto volle concedere ai gusti del pubblico,il quale avea già mostrato avversione per i caratteri romani, e desiderava i gotici, che meglio rendevanoi manoscritti allora in uso ; qui è forse una fra le principali ragioni della sua fortuna.

Eucharius Silber, o Sylber, alias Franck, Archirios, Argenteus, Argirios, cherico tedesco della diocesi diWùrtzburg, stampò in Roma dal 1479 fino al 1504, quando lasciò la rinomata sua officina al figlio Mar-cello. 102 Le edizioni di lui pervenuteci sono meno numerose, ma forse più importanti che quelle delP. Se ne indicano 62 con data sicura dal480 al500, 10 senza data, 77 senza note tipografiche. 103 Daqueste ne vanno tolte 7 attribuite al Guldinbeck, al Plannck, al Besicken, o al Fritag , 104 una computatadue volte; 105 ne sono da aggiungere, invece, 33 messe fra le mancanti di note 106 o non registrate dalBurger, 107 10 nuove indicate dal Copinger, 108 29 dal Proctor. 109 Eucario , che, come poi il figlio Marcello,pare avesse constantemente la tipografia in Campo di Fiori, 110 è detto talvolta onorevole, venerabile uomo,

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