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latino, latini ed italiani . Alcune di quelle edizioni, come sarebbe la celebre „Biblia volgare historiata“ del’71, ristampata fra noi negli ultimi anni come testo di lingua, hanno un grande valore, e parecchie sonoannoverate fra le edizioni principi. Numerosi, perciò, furono i suoi correttori: Giorgio Merula , per le edizioniche fece insieme con Giovanni da Colonia; per le altre il Merula stesso, Francesco Filelfo , Raffaello Zoven-soni, Guarino Veronese, Corradino de’Corradini, Cristoforo Berardi da Pesaro , Benedetto, rhetor venetus,fra Giovanni da Colonia, e fra Rufino dell’ Ordine dei Cordiferi. 146 Non v’è, per così dire, lode che altipografo non s’attribuisca nelle scritte finali. Egli è detto „Artis gloria prima sue“, „nobilis vir .. ., qujingenium dedaleum in impressionibus suis edocet," che „signis impressit ahenis“, „formis egregie impressit;"„nil nisi correctum vendere Spira jubet;" 146 quindi: >50
Spira, tua est virtus, italas jam nota per urbes,
Ore tuum nomen posteritatis erit.e nella Lectura del Panormitanus :
. . . Pars prima notis, que fulget ahenis,
Est Vindelini pressa labore mei;
Cuius ego ingenium de vertice Palladis ortumCrediderim : veniam tu mihi, Spira, dabis ;
Cui tantum debes urbs Spira superbo nepotiQuantum Virgilio Mantua clara suo.
Finalmente nella Lectura di Benvenuto da Imola sull’ Inforziato: >51
Quae vitiosa diu corruptaque tempore longoReddita sunt priscis justificata modis . . .
Vindeline, tuum tollent ed sydera nomenLegiste, aeterno ne morieris aevo . . .
Natura, non artis, opus mirabile dictu.
Subito dopo la morte di Giovanni e la cessazione del privilegio concessogli dalla Repubblica, vediamoapparire nella tipografia veneziana Cristoforo Valdarfer, da Ratisbona, detto anche, perciò, Christophorus,Ratisponensis, più tardi, a lungo, celebre stampatore in Milano. Non conosciamo die una sua edizione del1470, diverse altre del ’71, undici in tutte, alcune senza note tipografiche.>52 Fece, come i precedenti,quasi esclusivamente edizioni di classici e di opere dotte; pure di un solo suo correttore ci occorrememoria, Lodovico Carbone. 15 3 Usò un carattere romano assai bello; e, tutto compreso, può stare a para-gone, per l’eccellenza dell’ arte, coi due precedenti tipografi. Così di lui si legge nel Commento di Servioa Virgilio del 1471 :
Si quis in Italia bene pressa volumina quaerit,
Nulla quibus toto Corpore menda sedit,
Hoc opus inspiciat.
Quae predo ingenti summisque laboribus emptaChristophorus potuit solus habere celer . . .
Parrebbe non inverisimile che, appena sparsa la voce dell’ andata di Giovanni a Venezia, nascesse inaltri il desiderio di fare lo stesso; e ciò appunto trattenesse la Repubblica dal concedere, scaduto il primo,privilegi nuovi. Circa lo stesso anno, infatti, vediamo un altro tipografo, Francesco Renner di Hailbronn,che, per conto proprio, e con altri, stampò durante un quarto di secolo, e poi fino al 1516, libri in grancopia. Una sola fu l’edizione del ’70, 24 quelle dal’71 al’94, due le mancanti di data; 154 ma quasi subito,nel’73, e poi nei quattro anni seguenti, lo vediamo associato con Niccolò da Francoforte , il quale, facendo,come pare, più il libraio (mercator librorum) che il tipografo, lasciò verisimilmente a lui le cure dellastampa, pensando alle spese, o anche gli commise lavori tipografici per proprio conto. Quindici edizionine rimangono di questa società, una sola delle quali priva di data; 155 e forse non era ancora finita, cheFrancesco avea trovato un altro compagno in Pietro de Bartua, col quale fece nel ’77 e ’78 quattroedizioni. Si ha finalmente notizia di una società che sembra esistesse nel 1480 fra lui e Giovanni Herbort,detto anche Johannes Magnus , Johannes Grandis di Seligenstatd. Differiscono parecchio i libri pubblicatidal Renner e socj suoi da quelli dei precedenti tipografi; poco v’ ha dell’ antico, del classico; nellamassimaparte, son libri d’occasione, di materie canoniche, giuridiche, ecclesiastiche, libri di uso comunee di molta utilità pratica; ed è forse appunto per questo che d’un solo suo correttore, Matthias Doringktroviamo memoria. 156 Circa i suoi caratteri, sono assai svariati, e giungono a nove ; alcuni romani, ma i più,