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Festschrift zum fünfhundertjährigen Geburtstage von Johann Gutenberg / im Auftr. d. Stadt Mainz hrsg. von Otto Hartwig
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DEMETRIO MARZI

132. P. 400915. 133. R., 354.

134. Ved. Faulmann, p. 178; il mio libro cit., LaQuestione della riforma del Calendario, p. 5. Rossi,A., Larte .. . Bibl. comunale di Perugia nella Mi-scellanea I9. UnPetrus Krafft, episcopus Tera-polensio, vicarius in pontificalibus r. d. epìscopiRatisponensis .. si iscrisse nella detta confraternitàil 14 febbraio 1501. Ved. Liber at., p. 32.

135. Rossi, A., Larte tipografica in Perugia duran-te il sec. XV e la prima metà del XVI (Perugia ,G. Boncampagni e c., 1868). Lop., in 16° fu stam-pata solo fino a pp. 64 per il testo e 72 per i docu-menti. Non sembra sia mai stata in commercio, e,che si sappia, esiste solo lesemplare della Biblio-teca Comunale di Perugia nella Misceli. I9. 1.

VENEZIA

I35a Diverse sono le condizioni, in cui larte nuova apparisce e si svolge, a Roma e aVenezia. In quella è una popolazione fluttuante, attirata dagli affari ecclesiastici edai molteplici uffici della Curia, e una popolazione romana, molto diminuita per le tristi vicende del papatonegli ultimi tempi, quindi accresciuta di poco da immigrazione ditaliani, e specialmente Toscani ; in questauna vita rigogliosa, una prosperità grande, un affluire di viaggiatori, artieri, mercanti, librai da ogni altraparte dItalia e dEuropa, dalla Germania in specie.i35b

i Romani trovavano sufficienti guadagni intorno alla Corte pontificia , e stranieri quasi tutti vi fu-rono gli stampatori, tedeschi per la massima parte, cioè circa una cinquantina, fino ai primi del sec. XVI;qua essi non passarono quel numero durante lo stesso periodo, sopra più che 39 200, e, se ebbero ilvanto dintrodurvi, con Giovanni da Spira, larte per primi,>36 quello dell eccellenza in essa si attri-buisce al francese Niccolò Jenson 137 e al romano Aldo Manuzio. Veneziani, veneti, di molte regionidItalia e dEuropa son tutti gli altri. Pur nonostante, grande è la parte chessi ebbero nella tipografiaveneziana, del secolo XV, maggiore, senza dubbio, di quel che non farebbe supporre lesiguità del numeroloro, rispetto al numero dei rimanenti tipografi. Basterebbe lintroduzione dell arte, e il privilegio (primoche mai si concedesse da uno Stato, per lesercizio di essa, a stampatori) ottenuto da Giovanni da Spira,a mettere in luce il merito grande del tipografo tedesco; ma, poi, il carattere generale dei tipi, la naturadelle incisioni, dei fregi, dei arabeschi, della composizione e fattura stessa di libri, >38 tutto risente del genioteutonico; e tedeschi, fatte poche eccezioni, sono i più famosi tipografi, come, almeno in parte, le più rino-mate società editrici, durante quel secolo, nella Signora dell Adriatico.

Non sappiamo se Giovanni portasse seco dalla Germania i tipi già pronti,>39 se, ciò ammesso, si re-casse a Venezia sui primi del 1469. Parrebbe supponibile, giacché a18 settembre di quell anno avea giàfatto due edizioni delle Lettere Familiari di Cicerone, di 300 volumi ciascuna, e stampato un grosso volumein foglio, contenente la Storia Naturale di Plinio, fors anche cominciato il De civitate Dei di S. Agostino;e in una delle sue scritte finali dichiara di aver stampato in quattro mesi 600 volumi di Cicerone. 146 j ntutti questi volumi fu usato un bellissimo carattere romano, imitato dai migliori manoscritti nostri ; lim-pressione fu accurata, lintera esecuzione dell opera stupenda; il Plinio specialmente riuscì vero capola-voro dell arte. 141 Il privilegio che Giovanni ebbe dalla Repubblica , che nessuno potesse esercitar larte inVenezia e suo distretto, escluso però il territorio, è del 18 settembre 1469, e dovea durare cinque anni;ma era personale, e decadde lanno dopo per la morte che avvenne allora del nostro tipografo. 142 Ne rile-viamo chegli erasi stabilito in Venezia con la moglie, i figli e la famiglia intera, che per lui larte tipograficasi facevain dies magis, celebrior et frequentior, che avea già stampato Cicerone e Plinio , e stava pre-parando altri volumi, che dava i libri per vili pretio, e avea grandi spese per la famiglia e per gli operai.

Il De civitate Dei lasciato da Giovanni incompiuto, fu, come dice la sottoscrizione, condotto a fine dalfratello suo Vindelino. 143 Questi, che si dice a lui non inferiore, continuò, con grande alacrità, larte suain Venezia fino al 1477, facendo quasi 68 edizioni. 144 Sembra si recasse, nel frattempo, a Spira, giacchévi furono stampati nel71 alcuni libri col nome suo; non ne abbiamo notizie fra il 1472 e il 1488;da quest anno al90 di nuovo è stampatore in patria. Dal71 al73 lo troviamo associato con Giovanni daColonia, per il quale fece, in tutto, sette edizioni.> 4 5 Oltre il primo che ebbe insieme col fratello, usò altrecinque specie di tipi; 2° gotico per il testo,simile a quello di Giovanni da Colonia ; 3° gotico rotondo largo,passato nel73 a Giovanni stesso; 4» romano minuto; 5» gotico italico, per il testo, simile ad un caratteredi N. Jenson ; 6° gotico largo. Fatti, specialmente i romani rotondi, ad imitazione dei migliori manoscritti italici,degli antifonari e libri corali delle chiese, sono lodati come bellissimi dagli intendenti dell arte; 146 solo per itipi greci si ha qualche eccezione ; 147 ma questo si deve forse all eccellenza cui giunse più tardi Aldo Manuzio .

Sembra che Vindelino cominciasse larte a Venezia, con gli stessi intenti die lo Sweynheym e ilPannartz a Roma ; anch egli, infatti, pubblicò, per la massima parte, opere dotte, classici greci tradotti in