26
terie, uccisioni e migliaia di ladrocini commessi, il popolo,che amava codesto suo concittadino, irruppe eccitatissimonella casa del Podestà, chiedendo che gli venisse consegna-to, gridando e maledicendo la troppa crudeltà, così comeè in uso presso il popolo infuriato, che non sa far altro cheurlare, tempestare e minacciare. Zaccaria allora mostrò,tenendo ferma la sua immutabile decisione, la grandezzadel suo spirito e la sua tenacia, spregiando come fossernulla minaccie, furie, tumulti, persino il pericolo di morte.Biasimò i forsennati per la loro follia, e la loro ignoranzain questioni di diritto, assicurò loro d' aver agito retta-mente e poi prese un ragazzo, che portava le verghe delpretore, gli consegnò il suo scettro non senza aver ag-giunto quanto segue: «Non essendo concesso a me, cheesercitai le mie funzioni con forza e giustizia e procedetticome deve un buon Podestà, di guidare con la legge codestopugno di popolo esasperato fino alla frenesia, governalotu, debole per gli anni e la mente, e guidalo come ti piace ».Finalmente il popolo si calmò, persuaso dalla maestà delgesto del suo Podestà e gli tributò onori e doni.
Il giovamento che trasse il Trevisan dal suo soggiornoa Firenze , oltre all' arrichimento di buone esperienze po-litiche e alla partecipazione attiva al mantenimento del-l'ordine e della giustizia in una gran città gli fu pureun nuovo stimolo, eh' egli portò con sè da questo luogo,dove lo spirito era allora vivo come in nessun altro almondo : ed inoltre strinse un vincolo d' amicizia coi duepiù importanti umanisti toscani di quei giorni: ColuccioSalutati e Leonardo Bruni . Venne accolto da essi contanta benevolenza che da quel momento lo consideraro-no come uno dei loro.