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avesse lasciato Zaccaria a Padova , e prima di tutti dalmedico Magister Nicola de Zessis che si era laureato unanno prima a Padova e che era rimasto da quel tempoamico stimato del Trevisan. Da questo « esperto cono-scitore di caratteri e di uomini» ricevette Ci) le miglioriinformazioni: « Molte e grandi cose mi disse di te con tantafede e gravità che io dovetti crederne di maggiori e spe-rarne di più alte ». Dopo tutti questi approcci si risol-ve infine a scrivere la lettera; ed è così consapevoledel grande significato del momento in cui va stringendosicodesto nodo, che prega l'amico di conservare la primatestimonianza della reciproca simpatia, così come lo rac-comandano sempre i saggi all'inizio di ogni nuova ami-cizia: le buone fondamenta la fanno duratura e salda.Primo comandamento sarebbe ben conoscersi subito re-ciprocamente. Dopo che Pier Paolo si è minutamenteassicurato della fama di Zaccaria, passa ad altro. Ondeaiutarlo, il Vergerio si presenta disegnando i tratti delproprio carattere. Questo documento, del come gli uominidi allora vedevano sè e le proprie disposizioni, è per noiparticolarmente importante. Ci offre d'altronde anchequalcosa dell'atmosfera nella quale respirarono il Trevisaned il Vergerio nei loro anni giovanili. Nel Vergerio, ch'erauno spirito eminentemente pedagogico, come lo dimostrail suo capolavoro De ingenuis moribus, spicca in questacaratterizzazione la tendenza all'autoeducazione. Due sonogli atteggiamenti della tradizione umanistica: amore estre-mo per la virtù (amor quidam eximius ad virtutem) e vene-razione per gli uomini probi e saggi, onde, dai rapporticon loro, divenir nella vita migliori e più sapienti.
Questa lettera costituisce già un importante punto diriferimento per la vita di Zaccaria Trevisan. Tuttaviaaccadde a lui come a molti altri veneziani (2) che la poli-