34
pagnie dei masnadieri saccheggiavano l'Italia , e il Duca diMilano voleva inghiottire la Toscana e tutti erano in arme,comparve una nuova compagnia, che sotto il color di pe-nitenza mangiava gentilmente più di quello che facevanole altre con la nuda spada ». Anche l'autorità fiorentinasapeva che fra le invisibili faccie mascherate dei pelle-grini, dalle quali non luccicavan che un par d'occhi a mo'di spettri, s'era introdotta pure della canaglia notturnaa scopo di furto. Da qui il decreto, che a nessuno sia lecitodi attraversare questa città picchiandosi, o frustandosi oflagellandosi se non a viso scoperto, cosicché si possa vederogni fisonomia. Il contravventore verrà punito con 200lire d'ammenda.
L'ondata di esaltazione religiosa non si fermò a Firenze .Roma , sede del papa e centro della cristianità, dovevaesser la meta agognata. Bonifacio vide da principio condiffidenza il loro avanzarsi. Quando gli venne annunciatoch'essi erano già giunti a Viterbo , proibì loro l'accessonella capitale. Ma un avvenimento lo fece titubante: ilfatto, reso noto dalle cronache del Sarcambi, del miracolodel Crocifisso di Sutri che gettava sangue.
Il racconto del miracolo di Sutri (1) fece mutare ipropositi di papa Bonifacio IX , che non si oppose più ache le schiere dei Bianchi entrassero a Roma . Il 13 agosto,quindici giorni prima che il Salutati ne scrivesse al Tre-visan, i penitenti facevano il loro ingresso nella cittàeterna (2). In testa procedeva il conte Nicola d'Anguil-lara, un feudatario papale, che aveva i suoi possessi nellevicinanze di Sutri . Lo seguiva un lungo corteo di pelle-grini a perdita d'occhio, fra i quali eran pure molte donneche procedevano in una processione a sè, a viso velato. Ilconte sapeva mantenere ordine e disciplina. Si manifestava