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Zaccaria Trevisan, il vecchio : La vita e l'ambiente / Percy Gothein
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mizzò nel 1406. Vedemmo poi qui, a proposito di ZaccariaTrevisan, com' egli avesse chiamato, malgrado la proibi-zione della Signoria, i Bianchi a Venezia, e come in se-guito a ciò fosse stato esiliato dalla città. Il Dominici edil Correr avevan collaborato a Venezia in uffici ecclesia-stici. Allorquando il Correr fu eletto Papa creò il Dominicisuo delegato, probabilmente spiacendo alla sua patria.Allude certamente anche a lui il Bruni quando biasimal'ambiente ed il parentado che circonda il Papa. Pare chequesti gli istillassero vane paure, e sussurrassero al suoorecchio pericoli immaginari, riuscendo a dissuaderlodall'intraprendere il viaggio di Savona, mentre l'altroPapa vi arrivò al tempo fissato e gli rimproverò la suaassenza. Gregorio metteva difficoltà e recalcitrava atutto ciò che doveva fare. Brontolando partì per Siena ,ove lo incontrammo. Il 5 dicembre delegò il Cardinal Do-minici con uno dei suoi familiari veneziani, il CanonicoGiustinian, a trattare coi messi di Benedetto XIII , e,poiché si mormorava contro il suo modo indolente di tra-scinar le cose in lungo, mandò il Dominici a Firenze apredicare per la buona volontà del papa « contro le ca-lunnie e gli insulti di alcuni pochi » (1).

Il Bruni aveva accennato nella sua lettera al Miani,che il Trevisan, oltre i suoi pubblici negozii, aveva anchealtri incarichi diplomatici. Quello che aveva da fare, c' ènoto dalla istruzione dogale: si trattava per lo più di man-sioni che esorbitano dal campo dell' oratoria. La Signoriadichiara esserle stato certificato che nelle trattative chestanno per avvenire, il Papa avignonese dovrebbe recarsia Sarzana, il romano a Pietrasanta - località sulla viaGenova-Pisa, - distante l'una dall'altra 28 chilometri.Quando si fossero indotti i Papi a tanto, bisognava vederecosa rimaneva da fare onde raggiungere la meta. I legatidovevano naturalmente tenersi informati su quanto stavaper accadere, ma guardarsi bene dal prender partito per

(1) Eubel Hier. cath., pag. 30, nota 5.