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mere alle calcagna; fame e miseria regnavano nell'interno.Convenne allora arrendersi alla dominatrice dell'Adria-tico , stabilendo in 18 capitoli (1) il 30 ottobre del '412le condizioni. Poi si presentò la capitolazione al dogecome avevan fatto a loro tempo gli zaratini. Questo di-chiara in una seduta solenne quanto segue: «Dimenti-cando l'incendio delle guerre, le fiamme del rancore e del-l'odio che dominarono nei rapporti fra la nostra Signoriae la loro città, tutti gli abitanti di Sebenico vollero spon-taneamente, tutti d'accordo e volontariamente, ritornarein grembo della nostra benevolenza, affidando nelle nostremani città e popolazione di Sebenico ». Verranno confer-mati a quelli di Sebenico tutti i diritti in lettera patenteconcessi dai Signori e re precedenti. Prima di tutto essichiesero venisse demolita la tanto odiata cittadella, il chevenne approvato; i veneziani si obbligarono inoltre a nonerigerne altre nella città. La Signoria scrive che lo con-cede, dato che i suoi rettori non ne avevano mai avutobisogno. Un altro punto importante del patto era quelloper il quale i veneziani dovettero promettere di non ce-dere mai a nessun costo Sebenico. Venezia lo osservò finoalla sua caduta del 1797.
Quando si sentì prossima la resa della città, si riuniil Consiglio a Venezia il 31 ottobre (2), onde decretarequali dei nobili sarebbero stati mandati per la consegnadalle chiavi della città dalmata. La decisione urgeva edogni ritardo poteva esser dannoso; i dalmati dovevan con-statare prima di tutto come fosse caro il loro paese alloStato di Venezia, ed inoltre era necessario già da principiocreare quella regola e quell'ordine ai quali tutti dovevanoadattare la loro vita. Si convenne di scrivere a ZaccariaTrevisan, quanto sarebbe stato utile se egli fosse andatocolà a questo scopo. Avrebbe dovuto insieme al Capitanodel Golfo, Leonardo Mocenigo, prender possesso della città
(1) Lucius l. c.
(2) Mon. Slav. mer. IX, 293.