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neziano, accanto alla nomina ad un dato posto, pure laminaccia del castigo in caso di rifiuto. Nel sopraccitatoatto, per un successore del Trevisan, che poteva esser ne-cessario, il prescelto deve risolversi entro l'indomani primadelle tre e non può rifiutare, pena una multa di 200 ducati.E se persiste nel rifiuto deve impegnarsi a recarsi sulleAlpi od al Quarnaro e rimanervi per due mesi. Il Trevisanè intanto entrato effettivamente a Sebenico . La Signoriacontinua : « ma ci fa sapere mediante la sua lettera, com'eglisi trovi sul posto e sia sempre pronto ad eseguire i nostriordini e colà, come ovunque, a servirci fino alla morte,però desidera servire questa volta liberamente senza re-munerazione nè stipendio ». Aveva avuto notizia il Tre-visano della diminuzione portata al suo stipendio origina-riamente di 100 ducati ? Pare che i consiglieri di Venezia abbiano provato ad un tempo un senso di grande stima edi leggera vergogna, perchè continuano: «è questioned'onore, dopo che il nobil uomo l'ha offerto, di non accet-tare che abbia a vivere colà a sue spese ». Si decise dunque,di rispondere così: « Abbiamo tanto apprezzato la sua ze-lante volontà, la sua obbedienza, e la sua prontezza adeseguire i nostri ordini tanto nei tempi passati quantoora, che abbiamo buon motivo perch' egli si raccomandipei suoi meriti. Accettiamo le sue offerte, ma non tutte,poiché non vogliamo eh' egli viva a sue spese e ci accon-tentiamo dei suoi servigi, vogliamo piuttosto, e questoè un decreto, ch'egli possa fare spese fino alla somma sta-bilita (di 60 ducati) e oltre a questa possa inoltre spen-dere « prò nàbulo » (spese di viaggio), sulla nave che loconduce a Venezia, se questa vien inviata a lui dal no-stro governo ». Il 20 novembre 1412 seguente ha luogoa Sebenico il solenne giuramento di fedeltà delle popola-zioni deposto nelle mani di Zaccaria Trevisan e di Leo-nardo Mocenigo. Si può far un accordo tra il popolo cheè rimasto nella città, e i nobili cacciati che si son fermatia Venezia.
Abbiamo ancora un racconto di grande valore umanodell'epoca zaratina del Trevisan, in una corrispondenza