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Zaccaria Trevisan, il vecchio : La vita e l'ambiente / Percy Gothein
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approfittiamo per altro nel male di un'unica consolazione:a quel modo che reputò egli non avrebbe considerato lamorte una disgrazia per, così vedo chiaro che ci lasciò1' amicizia di uomini sommi, la qual amicizia è nostro im-portantissimo officio curare con ogni diligenza ». Ciò siaddice più che agli altri a Francesco, che sotto tale puntodi vista segue le orme del suo grande amico. Dice ancheallo Zabarella che, fatta astrazione dell' antichità, videpochi uomini dell' epoca sua di tanta meritata fama comefu il Trevisan. « Bisogna aggiungere che i mali che la na-tura ci riserva e il nostro malo destino debbono venirsopportati con stoicismo, chè egli ci lasciò il ricordo del suonome, il quale speriamo sarà duraturo nel nostro Stato,presso il Sommo Pontefice e quasi tutti gli uomini illu-minati ».

La risposta dello Zabarella, che era stimato come unadelle menti più dotte della sua epoca, fa onore all' apo-strofe di pater humanissime del Barbaro (Doc. XII). Incuria vi fu un compianto generale per la scomparsa delloelegante ed influente oratore veneziano dalle scene poli-tiche del mondo. Papa Giovanni XXIII espresse le suecondoglianze per mezzo del cardinale. Lo Zabarella me-desimo fu poi così scosso dall' improvvisa perdita delvecchio amico, che non gli fu possibile di scrivere di propriopugno la lettera di condoglianza e la dettò ai suoi fami-liari. Medita sulle sue sensazioni nella perdita dolorosa.Come aveva fatto il Barbaro, così cerca anch' egli di padro-neggiare 1' agitazione intima con una lettera ben tornita.Era questa maniera d' umanista. Il tema della letteradello Zabarella è il rifiuto dell' àtapa&oc stoica, dell' in-differenza di fronte ad eventi tristi o lieti. « Vengon lo-dati dagli stoici coloro, che sopportarono la perdita deiloro cari con animo forte, però non vengono biasimaticoloro che, memori della loro umanità, si commossero.Se ciò non fosse, 1' evangelista Giovanni non avrebbescritto che Gesù aveva versato lagrime sull' amico de-funto; ed invano sarebbe dato dalla natura agli uominila facoltà di piangere e di contristarsi, se, come soliamo