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DEMETRIO MARZI
cosa facevano avanti? Appartenevano all’ officina del Gutemberg o alla sua scuola? A che patti e con qualesuppellettile si recarono in Italia ? Nulla si può asserire con precisione. Sembra però verisimile checonoscessero bene già l’arte tipografica, che venissero perciò di Magonza , dalla quale poterono esser costrettia fuggire per il noto assedio del '62; 11 che a spese del Convento, stabilissero l’officina di Subiaco. Peranalogia di quello che avveniva nelle tipografie di quel tempo, lo Sweynheym, valente incisore, ciapparisce piuttosto come colui che pensasse all’incisione e fusione dei caratteri, quindi alla composizione;il Pannartz all’ ordinamento del materiale e all’ impressione. Che fossero aiutati nei lavori manuali daimonaci, data l’indole dell’ Ordine benedettino, non par verisimile; assai probabile, invece, può sembrareche questi pensassero alla scelta, revisione e correzione dei testi prima, delle stampe poi. Secondo l’usoallora invalso fra i tipografi, stamparono anzitutto, quasi a far prova dei loro strumenti, un Donato, pròpuerulis, di cui non ci è pervenuta una sola copia. 12 A’di 29 ottobre 1465 fu finito di stampare quelbellissimo volume in foglio piccolo, d’ottima carta, con inchiostro nerissimo, impressione quasi per-fetta a 36 linee per pagina, che contiene le Opere di Lattanzio ed ha la seguente scritta finale 13 „LactantiiFirmiani De divinis institutionibus . . ., sub janno Domini MCCCCLXV, pontificatus Pauli pape II, annoeius secundo, indictione XIII, die vero antepenultima mensis octobris, in venerabili monasterio sublacensi.Deo gratias.“ A’ di 12 giugno’ 67 ne fu compiuto un altro, il De civitate Dei di S. Agostino, che ha una sotto-
scrizione simile alla precedente tranne la fine ove dice." 14 ... Deo gratias » ■ Fra il ’65 e il ’67 mettevano
già i bibliografi un altro bel volume stampato a Subiaco coi caratteri.stessi del Lattanzio , ma forse con maggiornitidezza, il De oratore di Cicerone. Ultimamente però C. Fumagalli descrisse un bell’ esemplare del Deoratore da lui posseduto, che porta ms. in fine questa nota. 15 „Correctus et emendatus fideliter hic codexper A. Tridentonem, conferente optimo et doctissimo patre meo fratre Johanne Tiburtino pridie kal. octobresMCCCCLXV." Dimostrata l’esistenza delle due persone qui ricordate e la concordanza di tutte le notecritiche, concludeva che il libro era stato già impresso a’dì 30 settembre ’65, che era anteriore al Lattanzio,e dovea considerarsi come il piu antico dei libri stampati in Italia che noi conosciamo. 16 Dopo ciò, questaè dunque la serie cronologica delle opere a noi note, uscite dalla prima officina tipografica italiana: Donatocirca il 1464; Cicerone, De oratore avanti il di 30 settembre ’65; Lattanzio, 29 ottobre ’65; S. Agostino , Decivitate Dei, 12 giugno ’67. L’introduzione della stampa in Italia appare perciò avvenuta un po’prima chefin qui non si fosse supposto. I due tipografi, infatti, arrivati verisimilmente a Subiaco sprovvisti di tuttoil necessario, doverono, essendo l’arte ancora bambina, far da sè ogni cosa; preparare i punzoni e lematrici, fondere i caratteri tutti nuovi, e in una piccola terra, ove gli artefici e gli oggetti necessari nondoveano abbondare. Concedendo loro alcuni mesi per l’impianto dell’ officina, parecchi altri per la stampadel Donato e poi di due grossi volumi come il De oratore e il Lattanzio , si viene a porre, secondo i calcolidel Fumagalli, la loro venuta verso i primi del 1464.
I caratteri del De oratore , come degli altri tre volumi, son detti dal Proctor semiromani, da altri latino-gotici, romani tendenti al gotico, esimili. Essi hanno una grande importanza nella [storia della tipo-grafia, perchè sono i primi che si stacchino dalle forme gotiche delle precedenti stampe germaniche.Il gusto e l’arte italica dettaron legge all’ ingegno ed all’ industria teutonica, obbligandolo all’ accettazionedi quelle belle e graziose lettere romane, ch’erano state fatte rivivere presso noi dagli umanisti, e che nonsi potrebbero^ come dice A. Firmin-Didot, abbandonare senza cadere nella stranezza e nel cattivo gusto. 17Un altro progresso notevole si ebbe nella 3 a edizione di Subiaco. P. Schoffer stampò a Magonza nello stessoanno gli Uffici di Cicerone, in cui sono alcuni caratteri greci non fusi, ma rozzamente incisi; nel Lattanzio ,invece, si hanno frasi intere in belle lettere greche, imitate dai [rnss. del VII e Vili [sec., impresse concaratteri mobili. 18
I quattro volumi sopra descritti si dicono da alcuni stampati in Roma; questo perchè Subiaco era nelterritorio romano, e poteva quasi considerarsi un sobborgo dell’ eterna città. 'Altri dubitarono che fosseroproprio impressi dallo S. e dal P., i quali nelle soscrizioni non son mai ricordati ; ma il fatto è manifestoper molte testimonianze, fra cui una nota di libri da essi stampati e presentata nel ’72, in nome loro, aSisto IV. 16 Se solo si ricorda esplicitamente il monastero di Subiaco , ciò [avvalora la supposizionedie stampassero lì a conto del Convento. Che avvenne dei caratteri usati nei quattro volumi? Chesappiamo, essi più non li adoprarono, nè altri libri, in cui appariscano, si sono ancora scoperti. Non puòdarsi che i monaci continuassero a tener l’officina, servendosene per loro particolari bisogni e stampenon destinate alla conservazione?