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DEMETRIO MARZI
Aspicis, illustris lector quicumque, libellosSi cupis artificum nomina nosse, lege.
Aspera ridebis cognomina teutona; forsanMitiget ars musis inscia verba virum.
Conradus.Sweinheym Arnoldusque Pannarts magistriRome impresserunt talia multa simul.
Il Bussi ci appare pure una specie di protettore dei tipografi, in quella supplica, che il dì 20 marzo’72 presentò, in nome loro, a Sisto IV, e poi fece stampare nel IV volume della Glossa di Niccolò de Lyra .Si ricordano in essa le opere dai due tedeschi publicate e il numero dei volumi, che passavano 12000;e si espone poi come essi, dopo avere, con tante fatiche e spesa, portata nella Curia romana un’ artesi vantaggiosa, ed avere attirato, col loro esempio, in Roma tanti altri tipografi, per mancanza di compra-tori, si trovano la casa piena di quinterni stampati, ma priva delle cose necessarie alla vita; s’implora,quindi, un aiuto di qualsivoglia specie, un ufficio qualunque, per il quale possano alimentare sè stessi ei loro. 31 Non sappiamo quale effetto immediato sortisse la supplica. Se è vero, come ivi si afferma, chenella Glossa avessero speso anche quanto loro sarebbe stato necessario per vivere, e pure stam-parono l’anno stesso non meno di nove altri volumi, fà d’uopo supporre che potessero vincere le soprag-giunte difficoltà. Vero è che l’anno seguente, appena sei opere uscirono dalla loro officina, e alcuni biblio-grafi v’osservano in esse un peggioramento notevole, che credono dovuto alla penuria, in cui si trovavano. 32Cosi vediamo in essi ciò che venti anni dopo accadde ad un famoso stampatore italiano, Aldo Manuzio; intenti all’ eccellenza delle opere da divulgare, miravano alla perfezione dell’ arte, fors’anche gareggiavanolealmente con altri, senza troppo conoscere le leggi, che governano, come ogni altra impresa economica,anche il commercio librario; aveano pubblico assai scelto, ma, per ciò stesso, ristrettissimo; poco, quindi,doveano giovar loro gli sforzi, che pure facevano, per dare pubblicità all’ opera propria. 33
Nel ’74 vediamo sciolta la società fra i due tipografi, e ciascuno di essi lavorare per conto proprio. i; IlPannartz continuò l’arte nello stesso palazzo de’ Massimi, col correttore medesimo, finché visse, poi conDomenico, o Domizio, Calderini (H. 14983) e con altri. Non fece nel ’74 che ristampare la Grammatica delPerotti, nella quale, come poi in altre edizioni, troviamo la soscrizione seguente (H. 12644) : „Presens ...impressio ... non atramento, plumali calamo, neque aereo stilo, sed artificiosa quadam adinventione im-primendi, seu caracterizzandi, opus sic effigiatum est... industrieque per magistrum Arnoldum Pannartz" j 3 *ma nel seguente non meno di 11 ne dette alla luce. Nel ’76 pose fine alle sue fatiche col primo volumedella 2“ edizione delle Epistole di S. Girolamo , la quale lasciò incompiuta; il secondo volume, infatti, fustampato tre anni dopo dal Lauer; nel ’76, o poco appresso,' dovè venire a morte. Ebbe due specie dicaratteri diversi dai precedenti ; il primo piccolo romano, con tendenza al gotico, il secondo imitazionedi quello ch’egli usò, insieme con lo S., dal ’67 al ’73.
Circa lo Sweynheym, non sappiamo che più si occupasse di tipografia; sembra, invece, si desse di nuovo(alcuni dicono per emulazione in lui suscitata da U. Hahn, di cui vedremo) all’ antica arte dell’ incisore. Posemano ad un’ opera grandiosa, le carte destinate all’edizione latina della Cosmografìa di Tolomeo; ma, dopoun triennio di lavoro, certo fra il ’76 e il ’78, morì senz’ averla potuta terminare. L’opera, data poi in luce a’dl11 ottobre’78, fu condotta a fine dauncompatriottadelloS., Arnoldo Bucking. Così dice, infatti, il Calderininella Prefazione : „... magister vero Conradus S., germanus, a quo formandorum Rome librorum ars primumprofecta est, occasione hinc sumpta, posteritati consulens, animum primum ad hanc doctrinam capescen-dam applicuit. Subinde, mathematicis adhibitis viris, quemadmodum tabulis eneis imprimerentur edocuit,triennioque in hac cura consumpto, diem obiit. In cuius vigiliarum laborumque partem, non inferiori ingenioac studio, A. B., e Germania, vir apprime eruditus, ad imperfectum opus succedens . . ., ad unum per-fecit...“. Vi fu chi credè di potere identificare col B. il Pannartz ; ma forse a torto, giacché, fra le altre cose,il carattere della Cosmografia, sebbene romano, differisce molto da quello usato nelle antecedenti edizioni.
La Cosmografia con 27 bellissime tavole incise in bronzo, come dicono, a taglio dolce, è un vero monu-mento alla memoria di Corrado. È la prima edizione con incisioni di questo genere; 'il carattere è moltosimile a quello usato dallo S. e dal P. fra il ’67 ed il ’73 ma assai più bello; le parolejdelle carte in capitalidella più pura forma epigrafica, cosicché, secondo il Bernard, lo S. perciò solo è superiore al celebrestampatore francese in Venezia, Niccolò Jenson. 35
Secondo alcuni storici, fra questi primi stampatori tedeschi sarebbe da porsi un certo Hans (Giovanni)di Laudenbach, piccolo paese, a circa tre miglia da Heidelberg. Si trova, anzi, in detta città, nella quale