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DEMETRIO MARZI
de Vienna;" tal’altra: «impressum per ingeniosum virum magistrum U. Gallum de Almania", o: «Rome...per honorabilem virum magistrum U. G. de Bienra"; «Ego U. G., sine calamo aut pennis, eumdem librumimpressi"; «non atramento plumali nei calamo, neque stilo ereo, sed artificiosa quadam adinventione im-primendi seu charatterizandi sic effigiatum ... perinsignem virum magm U. G. Almanum"; 46 «impressi...alma in Urbe Roma totius mundi regina . . ., que, sicut, ceteris urbibus dignitate preest, ita ingeniosisviris est referta, non atramento ... per U. G. ... et Symonem Nicolai de Luca ..." in molti:
Anser Tarpeii custos Jovis, unde, quod alisConstreperes, Gallus decidit. Ultor adest:
Udalricus Gallus, ne quem poscantur in usum,
Edocuit pennis nil opus esse tuis.
Imprimit ille die quantum non scribitur anno.
Ingenio, haud noceas, omnia vincit homo.
E il curioso si è che questi versi furoni ripetuti in edizioni di altri tipografi, come egli, del resto, aveaimitata la sottoscrizione del Catholicon stampato a Magonza l’anno 1460, nel De civitate Dei del '74.47Parlano i bibliografi di gelosie e gare fra lo S. e il P. da una parte, e Udalrico dall’ altra, non che frai rispettivi correttori, l’Aleriense e il Campano ; di critiche fatte ad altre edizioni, di nuove ristampe e con-traffazioni dovute al puntiglio e all’invidia. Certo costituiscono per noi un mistero le ragioni, dalle qualifu indotto il Torquemada, commendatario del monastero di Subiaco, a chiamare Udalrico, e a commetterglila stampa delle sue Meditazioni^; ma pur abbiamo visto che l’Aleriense premette una sua lettera ad unaedizione di Udalrico ; e, circa le accuse di plagio e falsificazione, che alcuni muovono a questo e a queltipografo, esse non hanno ragione di essere, perchè allora il concetto della proprietà letteraria non esistevaaffatto. Tutti stampavano quello che loro meglio pareva, secondo l’utile che speravano di trarne, criticando,naturalmente, come in ogni altra cosa, la merce altrui. Pare che il nostro tipografo, assai piu fortunatodei primi fosse nella gestione economica della sua impresa ; 46 e ciò probabilmente perchè egli ebbe maggiorriguardo al lato commerciale della medesima, abbandonando gli oratori e [i poeti, per volumi d’uso piùcomune, e, perciò, più diffusi; abbiamo qui un esempio di quello che avvenne sulla fine del secolo fra ipiù famosi tipografi italiani, di Venezia e di Firenze, Aldo Manuzio e i Giunti.49
V’è chi affermalo che Udalrico, fin dal ’71 fu accolto nelle proprie di G. F. de Lignamine, il quale,infatti, fece suo, in gran parte, un epigramma di lui.si Sappiamo, poi, che il Campano fu correttore perUdalrico, come per Giov. Filippo, e che il Cardella era un discepolo del Campano ;52 se ne deduce chestretti rapporti passavano fra queste quattro persone, e non sarà pura fantasia il supporre che tutti atten-dessero alla pubblicazione di libri, occupandosi, più che altro, i tedeschi della parte tecnica, il Campanodella revisione letteraria, il Cardella della gestione economica, Giovan Filippo un po’ dell’ una cosa e del-l’altra. Poco dopo il ’68, Udalrico dovè venire a morte, giacché troviamo fatta un’ edizione fra il 9 agosto’79 e l’8 agosto ’80 «in domo quondam magistri U. G. Barbati.“S3 Egli avea in Roma un fratello pure tipo-grafo, Lupo Hahn, o Gallo, che ai 21 di febbraio ’76 stampò coi tipi di lui l’Expositio super foto Psalteriidel Torquemada. 54 Si ricorda pure un Niccolo Hahn, o Gallo, che sarebbe stato suo figlio, e nel ’482avrebbe stampato la Cosmografia di Tolomeo ; 55 ma non so quanto la supposizione sia fondata.
Verso il 1469 giungeva a Roma , 56 sembra, chiamato dal card. Caraffa, e vi fondava un’ altra officinatipografica, Giorgio Lauer, o Laur, di Wurtzburg, theutonicus, quegli stesso, che a’ di 5 aprile ’79 con-dusse a fine il S. Girolamo cominciato a stampare dal Pannartz nel ’76. Ricevuto subito da cardinale nelmonastero di S. Eusebio andò poi vagando in diversi luoghi, secondo l’opportunità e le commissioni cheavea, presso il Campidoglio , nelle case del mercante pisano F. de Cinquinis presso S. M. del Popolo, inquelle di Domenico da Volterra, in Campo di Fiori, presso S. Eustachio. Parecchi furono i suoi correttori;G. A. Tuscanus milanese, Pomponio Leto , il veronese Bernardino Cillenio, il romano Cristoforo Persona,il monaco di S. Eusebio Celestino Polverini, il romano Domenico Jacobatius de Faceschis.
Mandò fuori, dal ’470 al ’481, 33 edizioni ;S7 altre 23 senza data. S8 p e r una di queste fece le speseil cremonese G. Tibullo de Amidanis; un’ altra, il Canzoniere del Petrarca del ’71, va celebrata fralemigliori, preposta da alcuni all’ edizione principe fatta nel’70 da Vendelino a Venezia.S9 Molte sono lestampe di classici ; teologiche, giuridiche e simili; e sembra pure si debba a lui, e sia da riportarsi al’69, l’edizione principe del De honesta voluptate di B. Platina 60 . Dal dì 15 giugno ’72 al 15 marzo ’74fece altre sei edizioni, in società con Leonardo Pflug o Pflieg, di Sassonia. In molte egli è detto venera-bilis vir, e nella lettera citata del Leto al Biondo è lodato come fidelissimus librorum impressor; e che