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veramente potesse rendere con fedeltà molte specie di manoscritti, si desume dal numero considere-vole dei suoi caratteri, i quali giungono a nove. Il Proctor, infatti, distingue due diversi suoi tipi romani,altri due pure romani, l’uno per il testo, l’altro per il commento; un quinto gotico rozzo per il testo, unsesto romano pure per il testo, un settimo gotico largo, un ottavo pure gotico per il testo, e un nono, altrogotico largo. Il carattere usato nel S. Girolamo del ’79 sembra corrispondere a quello del De civitate DeidiSubiaco; parrebbe, dunque, ch’egli acquistasse i caratteri di quei primi tipografi; piu tardi troviamoBartolommeo Guldinbeck in possesso de’ suoi.
Non sappiamo quando precisamente cominciasse a stampare in Roma Adamo Rot, cherico della diocesidi Metz. La prima sua edizione con data certa, che ci sia nota, è del 30 settembre ’71, l’ultima del 27 giu-gno ’74; in tutto, 13 edizioni, quasi esclusivamente di natura scolastica, teologica, giuridica; 61 altre 16 vene sono senza data, o senza note tipografiche, ma a lui attribuite. 62 Se poi gli appartengano pure le Mer-curiales Quaestiones, il carattere delle quali è similissimo ad uno di quelli usati dal Lauer insieme colPflug, dovremo pure assegnargli altre edizioni fatte coi tipi stessi, ma date dal Proctor a stampatoreignoto. 66
Assai povero di caratteri ci apparisce il Rot, giacché non conosciamo di lui che un solo tipo romano,molto simile ad uno di quelli, che furono usati, circa il ’74, nella casa di Antonio e Raffaele da Volterra. 64Si notano, dice il Laire, per la prima volta nei suoi volumi dittonghi formati con lettere intrecciate, ed imi-tazioni in alcuni delle scritte finali magontine. 65 Fu poi molto trascurato, come s’è visto, nell’ apporre ledate, e forse anche nell’emendazione de’testi; troviamo, infatti, ricordato un solo suo correttore, Girolamo deCastellani, e per un’ edizione che non è certo gli appartenga. Non sappiamo se lasciasse, per qualchetempo, l’arte tipografica, o la continuasse a Roma , o altrove, fino al 1488, dal quale anno al 1500, lo vediamostampare a Rouen .
Uno dei più operosi tipografi a Roma durante questi anni fu Bartolommeo Guldinbeck, oriundo diSultz, nella diocesi di Costanza. 66 Dette la sua prima edizione, di cui conosciamo la data, nel 1472,l’ultima avanti ai 19 di febbraio 1489 ; 67 molte sono quelle altre ch’egli fece nel lungo periodo di 20 anni.Una, le Satire di Giovenale, si attribuisce al ’74, cinque, fra cui le Odi di Orazio , al ’75, una, la Sommadi S. Tommaso, al ’76, un altra all’ ’81, due all’ ’82, 16 son mancanti di data o di note tipografiche; ma laprima del ’74 deve ora assegnarsi a Windelino diWeil, e un’ altra G. Schurener da Boppard ; altre novesue edizioni si hanno pure dal ’75 all’ ’83 indicate dal Copinger, 65 22 dal Proctor. 66 A queste se ne ag-giungano 24 senza note tipografiche, ma fatte coi suoi caratteri, 70 ed avremo un numero grande di operesvariatissime, letterarie, storiche, teologiche, giuridiche, da lui pubblicate. Non sappiamo se avesse unnumero di correttori corrispondente a quello delle edizioni sue, o se il noto G. L. Tuscanus, che, cometale apparisce nel ’75, lo servisse pure per altre. Sembra però assai probabile in molti casi non neavesse bisogno, facendo egli parecchie publicazioni della Curia; in altre fossero gli stessi autori viventiche pensassero alla correzione. Nello stesso anno 1475 è ricordata più volte la stamperia del G. pressola Colonna Antonina ; 71 ma pare, secondo il Proctor, che lì egli stampasse pure le altre cose sue. Latipografia era ben fornita di caratteri; n’ avea, infatti, uno romano uguale a quello del citato Wendelino;uno gotico per il testo ; un terzo, che partecipa un po’ dell’ uno e dell’ altro, un quarto gotico largo, ilquinto simile al quarto, questi ultimi due uguali ai tipi settimo e ottavo del Lauer, dal quale sembra ilnostro ne acquistasse diversi.
Intorno al 1473 fu stampato in Roma un „. . . Officium beate Marie Virginis secundum consuetudinemromanae Curiae . . . per Theobaldum Schenebecher, in artibus magistrum". A’dì 10 giugno dell’annostesso egli dette pure, insieme con Wendelino di Weil 72 , e con Giovanni Renhardi (detti tutti e tre venera-biles viri), l’edizione dei Consilia et Allegationes di Paolo De Castro, curata da G. B. de Brennis, avvo-cato concistoriale, e da Bartolommeo de Balgionis, de Stabia, auditore nell’ ufficio del Vicariato di Roma ,Wendelino, l’anno seguente, stampa, per conto proprio, la Rettorica di Cicerone , non che le Satire d iGiovenale ; 73 tre altre opere nel ’75, poi una quarta senza note tipografiche. Egli ha un solo carattereromano, molto simile al sesto del Lauer, e usato più tardi dal Guldinbeck. Non sappiamo se con luiavesse qualche rapporto di patria o di parentela Arnoldo de Villa, che a’ dì 10 di Marzo ’74, a sue spese,e col Filelfo forse per correttore, dette alla luce, in caratteri romani, la traduzione latina della Ciropedia di Senofonte .
L’altro socio dello Schenebecher, Johannes Reinhard, Giovanni Renhardi, Reynhardi, Reynardus, Rey-nardus, almanus, de Enyngen, Oeningen (Ehningen ), in diocesi di Costanza, fin dal ’70 era stato, come