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Non troviamo che altri tedeschi aprissero stamperia in Roma fino al 1492, quando ci occorre uno diStrasburgo, Andrea Freitag, o Fritag , che dal ’92 al ’96, e qualche volta senza note cronologiche, fece intutto 11 edizioni ;>26 una d; esse per cura dello spoletino Giulio Campello, l’altra a spese di DamianoCorycius barba Novariensis.127 Usò quattro tipi diversi, uno dei quali, il secondo, uguale al secondo delSilber, il primo (per il testo) e il terzo gotici larghi, l’ultimo gotico stretto; nel ’96 lo vediamo in societàcon Giovanni di Besicken.>28 È notevole che, fin dal ’487, egli aveva stampato a Gaeta, e ciò farebbeapparir verisimile che, venuto a Roma molto tempo prima, vi fosse poi ritornato dopo il suo viaggio nelmezzogiorno d’Italia.
Giovanni di Besicken, oriundo della diocesi di Spira, dovea essere d’una certa età, quando venne aRoma, giacché, già nel ’69 egli era matricolato,come studente, nell’ Università di Basilea. 129 S’era già datoalla tipografia nell’ anno 1483, quando stampò a Basilea stessa; sei anni dopo lo vediamo in Roma, ove,fino al ’98, fece cinque edizioni, e poi altre 30 senza note tipografiche. 130 Nel tempo stesso che agiva dasolo, amava unirsi ad altri per l’industria comune. Già nell’ anno 1490, e poi nei susseguenti, gli era socioSigismondo Mayer, o Mayr, di Marchsam, col quale fece, fino al ’500, 16 edizioni; in quest’anno, poi 10 nefece con Martino d’Amsterdam, oltre quattro altre mancanti di note cronologiche; 131 un solo conosciamosuo correttore, ed è il prete barcellonese Antonio Arnaldo, per un’edizione ch’egli fece nel ’93 con Sigis-mondo. 132 Circa i tipi suoi e dei soci, se ne trovano nove specie diverse, tutti gotici, o semi-gotici, stretti,o larghi, eccetto il terzo, romano; ora simili, ora anche uguali a’ tipi del Guldinbeck, del Bulle e di altri. Sinoti, finalmente, che non pochi sono i volumi mancanti d’indicazioni tipografiche, che pure si stamparonocoi caratteri di lui, come di tanti altri fra i suoi connazionali fin qui ricordati, ed anche di altri tedeschi im-pressori nella patria loro.
Merita appena ricordare che circa il ’473 sarebbesi diretto da Foligno a Roma il famoso tipografo Gio-vanni Numeister, 133 e che vi venne pure, chiamato da Sisto IV per la riforma del Calendario, nel 1475, evi morì à 6 luglio dell’anno appresso, il celebre Giovanni Miiller, detto Regiomontano , già stato tipografoa Nurnberg. 134 Non devesi, invece tacere che certo Crafto (Krafft?) della diocesi di Magonza , stampatorea Perugia «intorno al mese di giugno 1476, si partì da Perugia, e andò a Roma , dove, per circa due mesicontinui, lavorò runctellos et matrices aptas ad imprimendum libros.“ 135
Note per Subiaco e Roma 6. Oltre la mag-gior parte delle
opere citate più sopra, servono precipuamente allostudio della tipografia sublacense e romana: Qui-rini, A. M., De optimorum scriptorum editioni-bus, quae Romae primum prodierunt . . . , Lin-daugiae, 1761. Audiffredi, J. B., Catalogus histor.crit. Romanorum editionum saec XV., Roma , 1781Laire F. X., Specimen historicum tipographiaeromanae XV saeculi . . ., Roma , 1778.
Gli autori di bibliografie generali, per lo piùmettono le date come son fornite dalle varie edi-zioni; qualcuno anche corregge, riducendo al nostrostile cronologico l’antico stile. In seguito allo studioaccurato fatto di parecchie date, ho acquistata laconvinzione che, per cambiare bene, non basti fon-darsi su osservazioni generali e su scrittori e trattaticirca lo stile cronologico seguito in questo e quelluogo. Così il Proctor (p. 222) suppone che nelleedizioni romane, tranne le pubblicazioni ufficialipontificie, si segua o stile che non sa dire se comin-cii dal 25 dicembre, o dal 1» di gennaio. Accurateosservazioni mi portano a queste conclusioni : chei tre stili diversi (dal 25 dicembre, 1° gennaio, 25marzo) vi furono seguiti, anche dallo stesso tipo-grafo, in pubblicazioni non ufficiali (ved. H. 1420 ePanzer II, 463, n. 229 per il S. Tommaso di A. Pan-nartz: «Anno incarti (sic) Verbi MCCCCLXXVI...“;e per il S. Girolamo dello stesso tipografo H. 8555e Panzer II, 463, n. 23: «Anno dominici NatalisMCCCCLXXVI...“); che spesso egli non corregge
quando dovrebbe farlo, o, correggendo, sbaglia; cheperciò sia, per non errare, da esaminar la ques-tione, caso per caso, e lasciar tutto come è, o cam-biare, secondo le formule, le indicazioni della data-zione o altri accenni cronologici, che vengon fuorinell’esame del volume.
7. Quirini, p. 74 e segg, Bernard, voi. II, p. 136 esegg. ; Fumagalli p. 3.
8. Così Andrea, vescovo di Aleria, dedicando a
Paolo II nel ’68 le Opere di S. Girolamo: «Hoc...semper . . . peroptabat ut haec sancta ars . .. Ro-mani . . «deduceretur" (Quirini, p. 110; Laire,
Specimen . . ., p. 61 ; Castellani, C., o stato presentedella questione sull’ inventore della tipografia ec.,p. 66 nella Rivista delle Biblioteche, an I.
9. Linde, p. 715.
10. Laire, p. 23; Bernard, II, 136.
11. Laire, p. 12; Bernard, II, 210.
12. Bernard, II, 137; Castellani, p. 66.
13. H. 9806; cf. Bernard, II, 140.
14. Bernard, II, 143.
15. A, p. 11. Quest’ esemplare sembra trovisipresentemente nella kòn. Sàchs.Bibliogr.Sammlung ;ved. la tav. 45 ne’ Monumenta del Burger.
16. Alcuni bibliografi non tennero in alcun cóntole conclusioni del Fumagalli, ma a torto, giacchénulla di ragionevole si può opporre a’ suoi argomenti.Di questa mia opinione son pure insigni bibliograficome G. Fumagalli, il quale gentilmente me ne scrissequalche cosa.
17. Il Bibliofilo, an. Vili, p. 96.