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patore tedesco , probabilmente Rinaldo da Nimega, 177 v ien confermata la notizia circa l’esistenza delledue società; e se ne rileva pure che all’ una ed all’ altra apparteneva Renaldo predetto, e a questa ancheun certo Pezugstneymer o Perzugsneymer. 178 Sembra, inoltre, die donna Paola vi avesse impiegate con-siderevoli somme, forse buona parte della sua dote, e che la società dovesse durare per un tempo deter-minato. La testatrice, infatti, lascia ai suoi tre figli maschi 500 ducati ciascuno, in libri, masserizie e danari,ma col patto che nulla chiedano a Renaldo, istituito erede universale „ . . . nisi completa Societate, que, adpresens, est cum Johanne De Colonia . . .“ È ovvio, mi sembra, dedurne che assai importanti dovesseroessere le due società, piuttosto numerosi coloro che vi appartenevano.
Dopo il 1491 di Giovanni più non ci occorre memoria. Non sappiamo se avesse rapporti d’interessio di parentela col suo compatriotta Enrico da Colonia, cui vedremo doversi attribuire il cognome diDalen. Giovanni è famoso nella storia dell’ arte nostra per il numero, la bellezza, l’importanza delle sueedizioni, per aver primo usato quella marca, che fu a'lungo accettata dai tipografi come insegna quasi uni-versale dell’ arte loro. 179 Numerosi furono i correttori, per le edizioni sue come per quelle comuni adaltri;tso almeno diciotto i tipi diversi. Buona parte sono simili, o anche identici, a quelli di Giovannie Vendelino da Spira, dei quali tipografi Giovanni da Colonia sembra un continuatore; diversi romani,parecchi gotici larghi e stretti, gotici italici, gotici eleganti, per il testo, per il commento, per il titoloTroppo lungo sarebbe dir qui delle scritte finali a’ suoi libri, nè si può prestar cieca fede a molti vanti,che si leggono in documenti di questo genere. Pure non deve tacersi come da alcune risulterebbe cheGiovanni da Colonia e Giovanni Manthen vivevano insieme; che per una edizione, „L. Podhocatarus exartetypo ipsius Theodori Gazae fideliter auscultavit, et formulis imprimi curavit (ciò farebbe credere ilcorrettore dettasse al compositore); che Giovanni „addidit et doctis multum censoribus aurum" ec. 181
Numerosi sono gli stampatori di questi anni, ma pochi, se non erro, hanno, per noi, l’importanza diGiovanni da Colonia. Fra essi è da porre quell’ Antonio Teutonico, stampatore cum Jensono, che frail 1470 e il 13 agosto 1480 182 fu incolpato con altri tre suoi compagni, „in insultu facto per eos contra ali-quos in Canareglo," fingendosi ufficiali del consiglio di X. Non possediamo alcuna edizione col suo nome,e perciò fa d’uopo supporre che rimanesse sempre operaio tipografo in officine altrui. Ve ne fa, invece,diverse Adam diRotvvil, o Rothweil, Rodveil, Rotwil, Rotvyl, Rothvil, tipografo a Roma nel 1481, ad Aquilanel 1482—86; il quale esercitava già l’arte nel 1471 e ’74, 188 nel 76 e ’80 pubblicava due volumi in societàcon Andrea Corvo di Cronstadt , nel ’77, ’78, ’80 altri sei per conto proprio soltre; uno, poi, senza data. 184Usò quattro specie di tipi più o meno larghi, o stretti, ma tutti gotici.
Assai tardo stampatore fu Giovanni Leoviller, o di Hall, de Hallis, o Zanne, Zuanne de Hall, giacchéabbiamo di lui una sola edizione nel 1476, altre sei dal ’485 al ’488, ed una ottava senza data, tutte con duetipi di forme tedesche, larghi, o stretti, simili ad altri usati a Strasburgo , Nùrberg, Basileia; alcune anchea spese di Ottaviano Scoto o di Francesco de Madiis. 185
Tre edizioni face pure a Venezia itorno al 1477 e’ 78 Gerardo de Lysa, (Lys, piccolo affluente dellaSchelda), o de Flandria; una sola edizione, fatta con tipi romani, finita il 27 giugno 1478, Antonello a Mo-neta, che non sappiamo se fosse veramente tedesco . 186
Giorgio, o Georio, Zorso, Walch, o Vualch, d’Alemagna, „probatissimus librarie artis exactot,“ lasciò treedizioni, una delle quali senza data, le altre, rispettivamente, degli anni 1479, ’82. 187 Ha due specie ditipi; questi gotici, simili ad alcuni di N. Jenson ; quelli gotici larghi. Nel 1480 il di 21 di marzo compiun’edizione, con tipi romani, Teodoro de Herbipoii (Wùrtjburg), forse lo stesso che Franco di Wùrljburg,Teodoro Franco di Wùrtjburg, Franco Teodoro di Wùrtjburg, il quale con uno di questi nomi, Teodoro Francostampatore tedesco , è ricordato pure molte anni dopo, a’25 aprile 1495. 188 Nel 1480 fece un’altra edizione,avendo per correttore Giovanni Lucilio Santritter, poi anche tipografo, come vedremo, per conto proprio,il quale vi appose, oltre un epigramma, il motto „duce virtute et comite fortuna." 189 Troviamo ancorafra i minori tipografi, nel 1480, ’82, ’87, due uniti in società, Marco Reinhardi, di Strasburg, e Niccolò dioFilippo di Bensheim .
Diversamente passan le cose con Erardo Ratdolt, anche Rodolt, che, per il numero, come per l’impor-tanza delle edizioni, a Venezia dal 1476 al ’486, e ad Augusta , sua patria, ove fu richiamato dal vescovoGiovanni v. Werdenberg dal ’487 fin verso la fine del secolo, ha posto fra i più celebri stampatori. 190D’utilità pratica, o d’importanza scientifica, sono, per lo più, i suoi volumi; sermoni, messali, salteri,calendari, trattati giuridici, grammatiche; Euclide, Sacrobosco, Pomponio Mela , Igino, le Tavole Astro-nomiche d’ Alfonso di Castiglia, la Cronaca d’Eusebio, Tolomeo , il Razionale del Duranti, e simili.
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